Voci di dopo la corsa, voci amare:
si portano su un'onda di rimorso
a brani una futile passione.
.......
Ma nulla senza amore è l'aria pura
l'amore è nulla senza la gioventù
V.Sereni, 100 Miglia
Questi versi, datati Brescia, primavera 55", Sereni non
li ha dedicati a nessuno in particolare, eppure potrebbero in qualche modo rappresentare
il ritratto del gentiluomo in doppiopetto, che tanto ha contribuito allimmagine
della Mille Miglia e non solo per Vicenza.
Giannino Marzotto, plurivincitore, ha incarnato negli anni tra il 48 e il 54
il sogno di un Italia e di una provincia che, uscita dalle ombre del dopoguerra, si
affacciava ad un futuro roseo di imprenditoria e benessere, che solo negli anni 60
sarebbe diventato fenomeno di massa.
La sua figura scalzò nei media e nella fantasia della gente quella tradizionale del
pilota, audace, rude, spesso sporco di olio, che Nuvolari, Biondetti e altri avevano reso
popolare ed affascinante. Quel pilota, simile ad un guerriero paludato, con nuove armi e
chiavi inglesi, non per questo era più vicino alluomo della strada: era pur sempre
un eroe; irraggiungibile e non imitabile. Giannino Marzotto ha creato invece, certo
involontariamente, un nuovo mito e un nuovo stile, più prossimi alle esperienze e alle
fantasie del suo pubblico. Il pilota diventava con lui il rappresentante di una cultura
che avvicinava il mondo delle grandi aziende a quello sportivo sotto il segno di un
coraggio giovanile che ebbe presa immediata su tutti. Era il gentiluomo schivo che
pilotava le Ferrai in doppiopetto e scansava le interviste o i plausi della folla con un
"aplombe" davanti al rischio che oggi ritroviamo in qualche protagonista delle
gare di off shore. Era limmagine delluomo qualunque, del vicino di casa più
fortunato (e quindi un po invidiato, magari aiìche criticato) che in un giorno
qualsiasi era salito al volatile di una macchina e aveva vinto. Un sogno in apparenza
abbastanza facile da coltivare. Almeno come sogno.
Versi di Sereni a parte, considerazioni sulle vittorie da ritrovarsi più tardi, vale la
pena di ricordare che la storia di Giannino Marzotto e delle Mille Miglia sera
incrociata una prima volta nel 1948, ancora lontani i giorni in cui la passione di
"casa Marzotto" per i motori avrebbe incontrato, grazie al sodalizio con Enzo
Ferrari, la tecnologia che doveva consentire di raggiungere i traguardi più ambiti.
Nel 1948, allora, il "battesimo al volante di una Lancia Aprilia, insieme al
fratello Umberto: ventottesimo assoluto.
Le Aprilia erano allora le macchine preferite dallintera famiglia. Facevano piccole
sfide tra i fratelli, tutti ugualmente appassionati, nel giardino di casa e provavano le
manovre da ripetere sulle strade. La familiarità con i motori e la velocità nasceva da
collaudi a Trissino e VaIdagno con macchine di serie che potevano raggiungere prestazioni
eccezionali solo grazie allabilità dei piloti. Del resto spesso le vetture
utilizzate per le corse erano le stesse con cui si viaggiava per tutto lanno, e il
motore sfruttato nella gara durava per 115-120.000 chilometri senza particolari
accorgimenti.
Di questi esordi Gannino Marzotto ricorda con affetto la prima gara vinta in provincia sul
tragitto Marostica-Conco ("passavamo per Tortima, un paesino. Me lo rammenterò
sempre, perchè Tortima è il nome di mia moglie... Così come ricordo che avevo chiesto
prima di partire il carro attrezzi: non volevo che il nome di mio padre, la famiglia,
venisse coinvolto in un qualsiasi... incidente e magari deriso").
Non fu semplice il passaggio dalle prime corse sulle strade della provincia ad un gara
internazionale come la Mille Miglia. Le resistenze e le preoccupazioni della famiglia si
sommavano al senso di responsabilità del giovane pilota, consapevole di rappresentare una
dinastia di imprenditori ed una azienda che non poteva rischiare il ridicolo.
La preoccupazione era tale che per la prima iscrizione Giannino utilizzò le
anonime XX e decise solo allultimo momento, con un occhio sempre al carro attrezzi
per un possibile ritorno in sordina a Valdagno.
Nellanno successivo, il 49, si costituisce la coppia con Marco Crosara,
coequìpier fortunato, protagonista delle due vittorie. La vettura è ancora I
Aprilia, ma questa volta il pubblico vicentino non vede transitare nessuno dei
concittadini; Giannino si ritira poco dopo Roma.
Nel 50, la stessa coppia vince la Mille Miglia davanti a campioni notissimi come
Fangio, Villoresi, Ascari. Il motore è uscito dallofficina della Ferrari preparato
per la corsa con una potenza superiore a quella conosciuta dal pilota stesso.
Si inizia cosi unepoca di collaborazione, ma anche di amichevole dissidio, tra
Giannino Marzotto ed Enzo Ferrari. Giannino Marzotto è un cliente, e non di quelli
trascurabili, in grado dì offuscare con le sue prodezze i piloti della squadra Ferrari,
assieme ai quali si schiera, e in modo "ufficiale", solo poche volte
allanno. Questa connotazione anomala non poteva non mettere Ferrari in serie
difficoltà, soprattutto quando il "cliente" dimostrava anche velleità di
concorrente progettista. E comunque una storia di stima e amicizia, che dura ancora
oggi e che ha contribuito all affermazione della più famosa casa automobilistica
italiana.
La vittoria del 50 passa alla storia come un "trionfo in doppiopetto".
Giannino rifiuta la classica tuta e corre in un elegante abito da città, che conserva
ancora, a doppio petto marrone-vinaccia. E la nonchalance del giovanissimo pilota,
unita a un po dì esagerazione di cronisti, che fa sì che all arrivo il suo
abbigliamento sembri perfetto; oggi il protagonista ricorda che labito era
completamente rovinato e pieno di chiazze di olio e di acqua sporca.
Il pubblico vicentino esulta per la splendida vittoria di un discendente del "re
della lana":
"
aveva laspetto - riferisce Il giornale di Vicenza
-composto di un gentleman che si rechi a prendere una tazza di the
in una casa distante pochi chilometri. Fece pensare per un attimo al romantico e
leggendario Lindbergh, allargonauta che in abito da passeggio si gettò tra due
mondi con un giocattolo quasi per sfidare con un atto di spirito il destino".
I festeggiamenti a Vicenza e a Valdagno avvengono forse più in sordina di quanto oggi ci
si possa immaginare; la sicurezza del giovane pilota fa sembrare la vittoria della Mille
Miglia una passeggiata, nessuna emozione per aver superato in gara campioni come
Biondetti, Serafini e Fangio che avevano dalla loro una professionalità ed
unassistenza di tuttaltro livello.
Gli inconvenienti di percorso (guasto alla fanaleria e rottura dei quattro ammortizzatori)
non furono tali da compromettere la gara, che Marzotto gestì con prudenza soprattutto nel
primo tratto, convinto che i 1600 chilometri del percorso dovessero premiare la guida più
intelligente e non quella più spericolata. La media tenuta in corsa fu elevatissima viste
le cattive condizioni atmosferiche: 123,20 km/h, grazie alla potenza del motore Ferrari
che era stata aumentata, poco prima della gara ed allinsaputa dello stesso pilota,
fino a 2340 cc. Era il primo riconoscimento, da parte di Enzo Ferrari, alla bravura di
Marzotto come guidatore.
I rapporti tra i due dovevano però subire unincrinatura già quando nel 51
Giannino Marzotto volle cimentarsi come progettista; non contento della linea, che
riteneva scarsamente aerodinamica, delle Ferrari tradizionali ideò, con la collaborazione
di Sergio Reggiani, l "uovo". La vettura, oggi di proprietà di un
collezionista americano, anticipava nella linea "filante" alcune delle
caratteristiche delle auto moderne con risultati anche estetici apprezzabili solo ora;
l impressione nel 51 fu negativa: era una specie di mostro circondato dalla
sfiducia.
"E stata una delle gare per me più significative. Volevo dimostrare con quel
progetto la mia abilità anche come "teorico della velocità oltre che come
pilota. Nonostante la Mille Miglia per noi quellanno finisse a Senigallia, la prova
fu positiva. Avevamo dieci minuti di vantaggio su Villoresi e il nostro ritiro va imputato
solo alla sfiducia, un po anche nostra, nel mezzo al quale attribuimmo un guasto
irreparabile in realtà dovuto a un colpo che aveva deformato il
copertone. La reazione di Ferrani fu inconsulta: arrivò a tirarci dietro un bullone per
la rabbia.
Io non fui particolarmente deluso, avevo dimostrato che le mie idee potevano funzionare e
a questo davo, anche allora, più importanza che non agli allori. La stessa macchina ha
poi vinto altre gare nonostante gli innegabili difetti che sarebbe stato possibile
eliminare con studi più approfonditi.
L esperienza di progettista mi era piaciuta e lanno successivo volli provare
alle Mille Miglia anche le mie capacità di titolare di scuderia. Come scuderia Marzotto
schierammo tre equipaggi, ricordo Fabrizio Serena di Lapigio con Piccolo, Mancini con
Ercolani, Comotti con Ronchi. Non furono fortunati e si ritirarono tutti. Quellanno
io seguii la Mille Miglia dallalto, a bordo di un piccolo aereo che sorvolò tutto
il percorso, con scomodità non minori di quelle dei piloti in gara. Feci anchio
qualche corsa con le macchine della Scuderia e ricordo che le prestazioni erano buone e
non vinsi solo per banali guasti, non imputabili al progettista.
Lanno successivo la voglia di tornare a correre la Mille Miglia mi prese, come al
solito, allultimo minuto. I rapporti con Ferrari erano tesi ed ero disposto a
correre con qualsiasi mezzo pur di non fare ricorso alla casa di Modena. Fu lamico
Marco Crosara che iniziò le trattative con Ferrari e che mi convinse ad accettare
lofferta di una vettura. A Maranello ci trovammo di fronte alla
"barchetta, nemmeno risistemata, con cui Villoresi aveva vinto il Giro di
Sicilia. Io non ho mai amato molto le macchine scoperte soprattutto in una corsa così
lunga; quella poi era davvero orribile e scomodissima, cercai persino di arrangiare alla
meglio un parabrezza un po più alto che eliminasse in parte il fastidio del vento.
Feci comunque buon viso e la macchina ci fu consegnata poco prima dellinizio.
Andammo subito abbastanza bene. A parte un paio di uscite di strada il rischio più grosso
lo corremmo per colpa del cofano che non si apriva. Al controllo de LAquila
ripartimmo senza che ci venisse sostituito lolio e a Siena sarebbe successo lo
stesso se non avessi insistito con i meccanici perché bucassero la carrozzeria e
sostituissero dal foro lolio ormai completamente esaurito. Sicuramente
lassistenza Ferrari dellepoca non era quella alla quale siamo oggi abituati in
Formula 1.
Il mio record sulla Futa, il sorpasso di Fangio, la media (142,47 km/h)
sono dati di cronometro che dal punto di vista emozionale lasciano pochi segni.
E innegabile che le vittorie mi facessero piacere e mi emozionassero, lo spirito con
cui correvo era però molto poco competitivo, era più grande la curiosità e il bisogno
di sperimentare me stesso e le mie vetture che non la voglia di superare gli altri. Forse
era questo atteggiamento, unito a un po di timidezza, che mi faceva sembrare freddo
e cinico nei confronti delle vittorie e dei festeggiamenti."
Due vittorie, i tifosi di Vicenza per un giorno in delirio (e in quelli seguenti divisi
dalla polemica: vince perché ha i soldi; vince perchè è più veloce di Fangio) e la
volontà del giovane pilota di sotterrare lascia di guerra con la Ferrari: le sue
dichiarazioni, a poche ore dalla fine della corsa, sono di ringraziamento per il
"commendatore":
"La Mille Miglia è una corsa di grandissima soddisfazione. Laver ottenuto
dalla Casa modenese una delle tre vetture più potenti è stato per me un alto onore.
Aggiunga poi la vittoria e il nuovo record della gara da me stabilito e troverà i motivi
della mia profonda gioia. Ma non dimentichiamo Ferrari. Ecco perché sono ora in partenza
per Modena: per un doveroso motivo di deferenza e di ringraziamento verso un modesto
quanto grande costruttore".
Quella del 53 fu lultima Mille Miglia che Giannino Marzotto disputò con la
determinazione di un pilota. Era riluttante alledizione successiva e cedette alle
insistenze della cognata Gioia Tortima, che voleva partecipare al suo fianco, e allo
scrupolo di essere presente in una gara in cui il suo record poteva essere superato.
Giannino Marzotto riuscì così se non altro a battere un primato
mondano: la
cognata Gioia è stata la più giovane donna che abbia partecipato alle Mille Miglia,
così come lui resta il più giovane vincitore.
La vettura era una 375 Plus spider realizzata da Pinin Farina, velocissima e poco
affidabile. Lequipaggio, festeggiatissimo per tutto il percorso, si ritirò a Fano a
causa del distacco del serbatoio ausiliario dellolio che rendeva la macchina ancora
più instabile. "La delusione di mia cognata fu grande; abitava a Roma e voleva
assolutamente arrivare almeno fino alla capitale dove aveva dato appuntamento a tutti i
suoi amici. Era una "seconda" spericolata e per niente preoccupata della
velocità, anzi cercava di incitare me che oltre alla poca voglia di vincere avevo seri
dubbi sullaffidabilità della macchina. I fatti mi avrebbero dato ragione: sono uno
dei pochi che ha fatto una gara con quella vettura, mi pare fossero solo 4 esemplari,
restando vivo."
I ricordi del conte Marzotto sono molti, ma quelli a cui tiene di più non sono da
ricercare negli episodi o negli aneddoti: "Lo spirito con cui
si correva era simile a quello dei grandi giochi degli antichi. Ci voleva certo del
coraggio ma non era quella, almeno per me e il mio modo di correre, la caratteristica
essenziale. Cera la volontà di superare dei limiti grazie alla tecnica e
allintelligenza delluomo; la spericolatezza "brutale" in una gara
così complessa serviva a poco. Anche la vittoria era non tanto nei confronti degli altri concorrenti quanto sui mezzi, sulle strade, sulle condizioni atmosferiche: grazie
alla Mille Miglia le prestazioni delle vetture venivano testate ogni
anno in modo severissimo e davanti ad un
pubblico attento, Oggi
le gare automobilistiche sono unaltra cosa, le vetture che
corrono su pista hanno poco in comune con quelle che il mercato
mette a disposizione, chi segue le corse di formula uno può trovare
ben pochi agganci con la sua esperienza di "pilota"
normale. Per questo, insieme ad altri amici che hanno vissuto con me lavventura
della Mille Miglia, accarezzo il sogno di riedizioni competitive della
gara che vedano sfidarsi, con tutte le misure di sicurezza del caso,
vetture serie, magari solo diesel, sullo stesso percorso che ha fatto diventare grande
lautomobilismo italiano"
Chissà, forse correrebbe ancora!
Rita Anni
Da "Sessanta Miglia di Vicenza"
Studioemme edizioni Maggio 1988
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Il conte Giannino Marzotto, nato il 13 aprile 1928, laureato in legge, ha
disputato sedici corse in cinque anni di attività sportiva. Le sue vittorie più
significative, oltre alle Mille Miglia, sono il G.P.di Rouen (1951), il Giro di Toscana e
la coppa delle Dolomiti. Ancora oggi si occupa attivamente delle aziende che fanno parte
del gruppo Marzotto. E presidente del Club "Franco Mazzotti", che riunisce
gli ex piloti della Mille Miglia, autore di "La Ferrari alla Mille Miglia",
membro del comitato per la riedizione della Mille Miglia competitiva per auto diesel.
Le partecipazioni alla Mille Miglia:
1948 - Giannino e Umberto Marzotto, su Lancia Aprilia n. 751,
arrivati 28.
1949 - Giannino Marzotto e Marco Crosara, su Lancia Aprilia n.
358, ritirati dopo Roma.
1950 - Giannino Marzotto e Marco Crosara, su Ferrari 195.S
n.724, arrivati l. assoluti in 13h 3920"
1951 - Giannino Marzotto e Marco Crosara, su Ferrari
riprogettata da Marzotto nella concezione della carrozzeria, ritirati a Sinigallia.
1952 - Giannino Marzotto partecipa alla Mille Miglia come
proprietario di scuderia e non come pilota.
1953 - Giannino Marzotto e Marco Crosara, su Ferrari 340.MM n.
547, arrivati l1. assoluti in 10h 37 19", record della corsa
1954 - Giannino Marzotto e Gioia Tortima, su Ferrari 375 Plus
n. 538, ritirati prima di Roma.


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