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Un’esclusiva di SPORTquotidiano La partita del Vicenza in rete Le foto di LAURA ANNI La cronaca di PAOLA AMBROSETTI Commento e pagelle di GIANMAURO ANNI |
VICENZA – VERONA 1-2 |
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TABELLINO Vicenza – Verona 1 - 2 Marcatori: 13’ Rivalta, 46’ Salvetti, 53’ Papa Waigo VICENZA – Avramov, Rivalta, Paganin, Fissore, Vitiello (73’ Baggio), Biondini (72’ Rigoni), Moscardi, Okon (81’ Padoin), Tamburini, Jeda, De Martin. A disposizione: Sterchele, Guastalvino, Magnani e Morini. Allenatore: Giuseppe Iachini VERONA – Pegolo, Cassani, Comazzi, Biasi, Dossena, Pisanu (69’ Melis), Italiano, Mazzola, Salvetti, Myrtaj, Papa Waigo. A disposizione: Doardo. Allenatore: Salvioni Arbitro: Cassarà di Palermo (assistenti: Lion e Carretta; quarto uomo: Padovan) Note: serata tiepida, terreno in buone condizioni. Ammoniti Moscardi, Italiano, Mazzola (gioco falloso). Espulso Moscardi al 69’. Un minuto di recupero nel primo tempo e quattro nel secondo. |
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CRONACA di PAOLA AMBROSETTI Ad accendere la sfida tra Vicenza e Verona, secondo derby di campionato dopo quello d’esordio a Venezia, arriva alla vigilia la notizia dell’acquisto della società da parte della cordata capeggiata da Jimmy Greselin. La proprietà nuova (come del resto a Verona dove il conte Arvedi, seduto in tribuna accanto al dimissionario amministratore delegato Gigi Agnolin, ha preso il posto di Giambattista Pastorello) non porta però fortuna ai biancorossi, che escono dal campo sconfitti dopo aver condotto l’incontro per lunghi tratti. Al 4’ cross dalla sinistra di Okon per il liberissimo De Martin, che però colpisce troppo centralmente e il pallone finisce tranquillamente tra le braccia del bassanese Pegolo. Il Verona isponde al 10’ con un’incursione sotto porta di Myrtaj, sulla quale è in anticipo Avramov. Sul fronte opposto doppio calcio d’angolo per il Vicenza ed è gol grazie alla deviazione vincente praticamente sulla linea di porta di Rivalta su sponda di Tamburini. Altro pericolo per la porta veronese sul tiro-cross di Biondini: questa volta Pegolo si salva. Terzo intervento per l’estremo difensore, che riesce a metterci una pezza sul bel contropiede impostato da Vitiello che, dopo lo scambio copn Jeda rimette al centro-sinistra per De Martin, che però si era spostato dall’altra parte. Continuano a condurre il gioco i biancorossi, sospinti come al solito dagli incitamenti di Iachini. Poi la partita Al 32’ va in gol il Verona con Papa Waigo, che deposita inutilmente in rete la sfera dal momento che l’assistente aveva già segnalato la sua posizione di fuorigioco. Ma è ancora il Vicenza a sfiorare il raddoppio con Tamburini, che in corsa da posizione un po’ defilata calcia bene, ma Pegolo si salva di piede. E sempre il numero gialloblù neutralizza la girata di Jeda, per la verità senza grosse pretese. Ci deve mettere addirittura la faccia per opporsi alla violenta conclusione di Biondini. Il Verona prova a replicare con una punizione rasoterra toccata da Pisanu per Biasi: para a terra Avramov. E’ sempre la squadra di Iachini a fare la partita: Altra opportunità questa volta per De Martin, finora un po’ in ombra, deviata oltre la traversa. E sul capovolgimento di fronte, inatteso quanto improvviso, arriva il pareggio ospite: azione sulla destra di Italiano, cross dalla parte opposto per Salvetti, lasciato colpevolmente libero da Vitiello in una difesa colta decisamente in contropiede, e 1 a 1 sul quale si va al riposo. Inizia la ripresa senza nessun cambiamento nei due schieramenti, ma la musica non sembra molto diversa. Al 52’ bella azione iniziata da Jeda, proseguita da Biondini, il cui cross trova sulla sinistra pronto al colpo di testa Tamburini. Para ancora Pegolo. Non altrettanto fa Avramov sulla conclusione morbida del senegalese Papa Waigo che riprende una respinta del portiere biancorosso sul precedente tiro di Pisanu. Sotto di un gol la situazione si complica ulteriormente per il Vicenza quando al 69’ un nervoso Moscardi si fa espellere per un inutile fallo su Pisanu. E per fortuna del Vicenza Myrtaj arriva con un pizzico di ritardo alla deviazione in porta su cross di Cassani e la rete di Salvetti viene annu8llata per un precedente fallo del giocatore veronese. Dall’altra parte è sempre Pegolo ad anticipare n uscita De Martin lanciato in porta. All’82’ l’attacante calcia sull’esterno della rete, preferendo la soluzione personale anziché servire al centro per il neo-entrato Baggio o Jeda. E’ l’ultimo vero pericolo: il derby va al Verona. Per il Vicenza solo molto da recriminare. |
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COMMENTO e PAGELLE di GIANMAURO ANNI E adesso stupite. Subito. A me il Vicenza (6) che ha perso con il Verona è piaciuto. Non tutto, non sempre, ma è piaciuto. Quello dello scorso anno targato Mandorlini, con tanto di primattori, giocava più o meno alla stessa maniera, ma da… schifo. Questo invece offre l’impressione di aver imparato la lezione di Iachini (3, spiegheremo poi il perché) con una banda di ragazzetti che si trova al posto giusto nel momento giusto, praticando un football aggressivo, fatto (per essere alla… moda) di “pressing alto”, quindi di moltissime palle ricuperate nelle “mischie” a centrocampo, di scambi in velocità, di sovrapposizioni sulle fasce e la consueta dose di palle lunghe per la torre (De Martin) che questo tipo di gioco impone. Si muove alla stessa maniera il Verona (anche Salvioni è un fresco reduce di Coverciano), ma peggio, molto peggio, rischiando di più e producendo di meno. Chiederete: ma se il Vicenza ha giocato meglio del Verona, come mai il derby lo hanno vinto i gialloblù? Non è uno dei tanti misteri del calcio, anche perché, a dire il vero, hanno vinto con merito e quest’ ultima affermazione vi sembrerà il massimo delle contraddizioni. Il fatto è che il Vicenza, oggi come oggi (o sabato sera, fate voi perché non c’è differenza), dura una sessantina di minuti e poi si spegne come una candela. Lentamente ma inesorabilmente la fiamma si fa più flebile e quindi scompare lasciando il posto al buio più assoluto. Pessima situazione, ovvio, ma non irreversibile, perché il tessuto su cui lavora Inchini è giovane e a gioco lungo dovrebbe avere ragione lui. Bisogna solo sapere se la classifica (e la nuova proprietà, ma più la prima che la seconda) gli darà il tempo per verificare, con questi uomini e con questi mezzi (uomini), il suo assunto tattico. Contro il Verona il primo tempo del Vicenza, ad esempio, è stato secondo me da manuale. Dopo un avvio un po’ stentato (entrambe le squadre) dal quarto d’ora in poi il pallino è stato costantemente in mano dei biancorossi che avevano trovato il vantaggio con Rivalta sul corner di Jeda (uno schema). Nella difesa schierata a quattro soffriva qualcosa il solo Vitiello (4) perché dalla sua parte operava Salvetti che, per tornare al match inaugurale con la Fiorentina, ha fatto il bello e il cattivo tempo giusto come Di Livio, compreso il gol, alternandosi con Dossena e Mazzola ora in fascia, ora in posizione più centrale. La cerniera Paganin (2) - Fissore (5) ha funzionato a sufficienza, sulla sinistra anche Rivalta (7) non ha avuto molte sbavature e si è preso pure il lusso del gol all’attivo (un punto in più), mentre Moscardi (1) messo a presidiare il vertice basso del rombo di centrocampo, a volte in alternanza con Okon (5), non ha fatto rimpiangere Zanetti (semmai il contrario, quando è entrato in scena il biondo ex primavera a cose, tuttavia, ormai compromesse). Il solo Avramav (4), peraltro come a Venezia e un po’ anche nel precedente casalingo contro i viola, dava l’ impressione di avere in questo momento più… incertezze che certezze. Davanti dopo un avvio incerto prendeva spessore la prestazione di Biondini (6), De Martin (6) confermava le buone sensazioni fornite in altre prove, Jeda (5) riusciva a sveltire il suo gioco per gli inserimenti sulle fasce dell’incontenibile Biondini a destra e di Tamburini (5) a sinistra. Insomma: per mezzora il Vicenza ha fatto girare la palla e i veronesi l’ hanno vista meno dei due cani lupo dei poliziotti in campo, che abbaiavano tutte le volte che l’azione capitava dalle loro parti, sbavando dalla voglia di mettersi pure loro ad inseguire quegli assatanati che correvano. In quella mezzora il Vicenza avrebbe dovuto stravincere e per la verità il solo Pegolo ha tolto le castagne dal fuoco alla sua squadra, che all’ ultimissimo secondo del ricupero ha trovato un insperato pareggio su un lancio lungo sfuggito a Vitello (ma non è possibile incassare gol su un cross che arriva dalla trequarti, è un problema di organizzazione della difesa, quindi di Paganin e Avramov in primis) e sul quale Salvetti non si è invece lasciato sfuggire proprio nulla del suo antico repertorio (ecco l’uomo in più degli ospiti: corsa, esperienza, grinta, gestione della palla e tiro…). Anche nel primo quarto d’ora della ripresa il Vicenza non è stato da meno del Verona, pur se gli ospiti ci mettevano un po’ di più nel tentativo (toccava a loro) di ricuperare. Che non sarebbe riuscito se sulla ribattuta di Avramov (pessima) la difesa non fosse stata colta da un colpo di sonno consentendo al colored Papa Waigo (appello ai “mitici” della Sud: niente “buuu”, per favore; nelle nostre concerie lavorano decine di senegalesi) un comodo pallonetto. Si dirà: un episodio, ma nel calcio sono appunto gli episodi che decidono. Tutto vero, compreso il fatto che l’episodio ha padre (Inchini: quella difesa va registrata) e figli (Avramov, ma soprattutto e di nuovo Paganin) e quindi non dovrebbe essere impossibile che l’uno e gli altri trovino i rimedi. Più complicato – ma solo per il problema rappresentato dal “generale inverno”, ovverosia la questione del tempo e quindi della classifica - risolvere l’altro problema, il crollo verticale di tutta la squadra e del suo impianto di gioco nell’ ultima mezzora. Vero è anche questa volta il Vicenza ha finito in inferiorità numerica, colpa di Moscardi (certo, e infatti la pagella ne tiene forte conto) ma soprattutto di Iachini (pagella di conseguenza) che non ha capito, o non ha fatto in tempo, a sostituire un giocatore che aveva speso moltissimo ed aveva ormai gli occhi fuori dalle orbite per il nervosismo di veder vanificata nel risultato una prestazione, anche personale, che avrebbe meritato ben altro. Fatto sta che in dieci il Vicenza ha mostrato quello che già in undici stava facendo intravedere: i ragazzini corrono che è un piacere, addirittura volano (non ci riferiamo ad Okon, ovviamente, e men che meno a Baggio che quando è entrato in campo sembrava sì il fratello di Roberto, ma… Walter, il maggiore che ormai i quaranta dovrebbe averli passati!), ma finiscono più o meno con i crampi. In altre parole, a me sembra si debba porre una doppia questione: da un lato si deve dare il tempo a Iachini di perfezionare il gioco (piacevole ancorché parta dai principi, che non condivido, dell’… antigioco), dall’ altro bisogna che i giovanotti imparino a distribuire meglio le energie, a rifiatare come si diceva una volta. Vista così la cosa, questa squadra in questo momento non ha bisogno di… nulla. Lo diciamo ai tifosi (tranquilli, ragazzi, ne avete viste di molte peggio) e soprattutto alla nuova proprietà, Greselin e compagni di cordata già arrivati o prossimi venturi, per indurli ad evitare il primo e generoso errore, quello di “correre ai ripari”. Qui c’è da capire (e con molta calma) più che da riparare, il Vicenza non è stato bombardato dal Verona (come lo fu ad esempio lo scorso anno all’andata!) e l’unica Coventry da evitare è la processione di esperti, mediatori, procuratori che si affolleranno attorno al nuovo desco per vedere se l’ “osso” lasciato dagli inglesi si sta davvero rimpolpando a suon di miliardi. Non vi convincono i nostri ragionamenti? Provate a guardarvi indietro: Dalle Carbonare comprò per intere stagioni ronzini spompati o promesse spompanti prima di capire come andavano le cose nel calcio, ma lo stesso fenomeno accadde al giovane Farina nei sui primi anni di presidenza (Tumburus, Piampiani, Bagatti, Zanetti). Gli inglesi? Ma quelli hanno venduto, mica comprato! |